Serata nell’orto

27 luglio 2015 – Un pomeriggio in cui alcuni di noi hanno potuto conoscere da vicino il lavoro di due giovani produttori di ortaggi. Ecco il resoconto della serata.

Venerdì 24 aprile Officina Solidale ha fatto la sua prima uscita fattiva. Un gruppetto di persone si è recato al campo di Carlo e Yago miracolosamente rimasto indenne dai fulmini, tuoni e pioggia che imperversavano a Siena e che per un momento hanno minacciato il fallimento dell’impresa. Invece eccoci tutti pronti, con attrezzatura richiesta, cappello, forbici, coltello, acqua e tanta tanta voglia di rendersi utili.

Il luogo è molto bello, un piccolo borgo, San Giusto e poi distese di terra, gran parte delle quali coltivate e curate dai due amici che un anno fa hanno deciso, con non poco coraggio, di mettere insieme le proprie passioni naturalistiche e tentare la via di un altro modo di fare agricoltura, mettendo su un orto in azienda biologica e studiando nonché applicando le pratiche dell’orto sinergico e della permacultura.

Dopo un giro di visita alla serra, un condominio vegetale eterogeneo dove ogni pianta è a stretto contatto con l’altra, diversa ma in egual misura utile a mantenere un microsistema indispensabile per la sopravvivenza e crescita reciproca, ci siamo incamminati verso il campo vero e proprio, intersecato anche questo di coltivazioni varie in ossequio alla filosofia di questo tipo di agricoltura che si fonda sull’ armonia del terreno. Tutto è fatto per rispettare e promuovere la fertilità e la vitalità della terra, un legame serrato con la natura e i suoi ritmi che porta ad abolire l’utilizzo di fertilizzanti e pesticidi chimici. Ecco a riprova, la tanica di concentrato attivatore che Carlo porta come un tesoro e che alla fine della serata dispenserà come manna divina su tutta la vegetazione che percorre nel suo lento e attento cammino. Yago ci dice come è composta, foglie di sottobosco, zucchero, acqua e non ricordo altro, ma cose semplici e genuine che fanno riflettere sul motivo di tanta ostinazione nel volerle copiare in modi artefatti e poco consoni alla salute di tutti.

Poi ci descrivono il modo di creare il terreno sinergico, operazione che richiede tempo e fatica ma che sarà poi ricompensata dalla capacità del terreno di gestirsi e mantenersi in autonomia. Ci spiegano così la pacciamatura fatta con cartone e paglia che serve a mantenere l’umidità del terreno, ovvero a limitare l’ apporto di acqua, oltre a proteggerlo da temperature eccessive, a difenderlo da assalti di erbe infestanti ed altro ancora.

E alla fine eccoci tutti piegati, come solo la terra sa imporre, a preparare piccole buche dove andremo a sistemare tante piantine di radicchio e di cavolo, per la verità al primo sguardo alquanto rattrappite, ma che dovrebbero riaversi al contatto col terreno ed ancor più con quello dell’acqua, appena la lunga pompa che in loro prossimità si snoda, inizierà la sua opera dissetante.

Carlo e Yago sono palesemente felici di vederci sparsi per il campo a ripetere gesti che loro fanno, da soli, dalla mattina presto a sera inoltrata e ancora più felici a lavoro ultimato, quando tutti allunghiamo i nostri orgogliosi sguardi verso quei ricchi filari da cui spuntano le tante testine verdi, alcune timorose altre più prepotenti, che le nostre mani inesperte hanno maneggiato con prudenza e pudore e che i nostri desideri segreti sperano di ritrovar presto nelle varie cassette dei GAS, pronte ad imbandire le tavole di chi vorrà.

Siamo tutti molto soddisfatti e stanchi, poche ore di lavoro che ci hanno dato la misura del sacrificio, grande sudata collettiva che ci accorda tutti su una cosa: il prezzo di un’insalata, per pareggiare il lavoro in maniera equa, dovrebbe costare tanto di più e ridendo ci diciamo che da qui in avanti saremo disposti a pagare qualsiasi prezzo. Anzi dovremo fare in modo che più gente possibile faccia questa esperienza per capire davvero la difficoltà e la parzialità che sta dietro a questo tipo di lavoro.

Infine, grande ricompensa fatta di birra ghiacciata, di gazpacho davvero eccezionale e di tortillas e un fuoco pimpante a dare luce alla sera che in punta di piedi è sopraggiunta scortata da qualche stella e da un accenno di luna curiosa. Parliamo delle tante cose che potremo fare insieme, questa prima esperienza di aiuto solidale, nonostante il periodo poco propizio, è andata bene, dovremo riproporla e dare la possibilità a chi vuole di farsi un’esperienza diretta con la terra e i modi di lavorazione, oltre alle tante attività che una giovane associazione come la nostra e un’azienda come quella di Carlo e Yago possono pensare di mettere insieme.

Il coraggio, l’audacia e l’entusiasmo di questi due amici sono l’aspetto più bello che ci portiamo a casa, e tutti ci diciamo che con questo atteggiamento si può andare lontano. Proviamoci!