Una salsa contro il caporalato: report dell’incontro del 13 maggio

Per denunciare lo sfruttamento dei lavoratori agricoli e sostenere una filiera etica del pomodoro, il 13 maggio Officina Solidale e l’ARCI-Circolo di Via dei Pispini hanno invitato a Siena Diritti a Sud e Funky Tomato, che producono conserve in Puglia e Basilicata offrendo un lavoro legale ai migranti, insieme a un sindacalista, Thomas Borromeo (FLAI-CGIL) e un ricercatore universitario, Federico Oliveri (Centro interdisciplinare Scienze per la Pace, Università di Pisa). L’evento ha compreso degustazione e acquisto dei prodotti come forma concreta di sostegno.

Modera Daniela Passeri (Officina Solidale), che presenta gli ospiti e spiega le ragioni dell’incontro, ricordando come la grande distribuzione organizzata (GDO) domini il mercato con le sue pratiche sleali, denunciate anche dal Parlamento Europeo.

Per Diritti a Sud parlano Angelo Cleopazzo, Danio Aloisi e Siliman Musse.. A Nardò, come altrove, il caporalato non è un’eccezione ma una componente strutturale di un processo economico che comprende GDO, che stabilisce i prezzi, i grandi produttori e gli intermediari (caporali) che reclutano i lavoratori. Colpisce l’assoluta assenza dello stato. Nel 2009 alcuni abitanti di Nardò si sono chiesti come vivevano i lavoratori stranieri che raccoglievano pomodoro e angurie. Hanno trovato più di 700 persone in condizioni abitative degradanti, senza alcun servizio e senza diritti, invisibili ai cittadini e ai media. Dalla volontà di aiutarli partendo dai bisogni essenziali nasce l’associazione Diritti a Sud. Musse racconta la sua esperienza di bracciante senza diritti, dove il lavoro a cottimo è la prassi abituale (un cassone di circa 350 kg di pomodori è pagato 3,50 euro) e spesso le persone, in condizioni di vera schiavitù, sviluppano malattie mentali o si suicidano. Nel 2015 Diritti a Sud e Netzanet-Solidaria di Bari hanno creato la rete Sfrutta Zero, un progetto di autoproduzione di tipo cooperativo e mutualistico, inizialmente finanziato attraverso crowdfunding. Nel secondo anno ha prodotto e venduto circa 15.000 barattoli di pomodoro, grazie al sostegno da tutta Italia e alla rete Fuorimercato.

Anche per Funky Tomato, come ci racconta Giovanni Notarangelo, la prima spinta è stata il rapporto umano con i migranti. Come a Nardò, anche a Venosa è stata creata una scuola informale di italiano che potesse essere un luogo di aggregazione. Da qui, il progetto di una filiera completamente “pulita” del pomodoro, dalla raccolta alla trasformazione, avviata grazie a una campagna di prefinanziamento. Funky Tomato è una piccola società agricola (il presidente è un lavoratore senegalese) ma è anche un progetto culturale che coinvolge musica, documentario, fotografia. Le conserve, ottenute da produzioni biologiche, si stanno affermando grazie al sostegno a distanza di associazioni e GAS.

Oliveri ricorda che lo sfruttamento della manodopera straniera in agricoltura è stata una scelta politica deliberata: non c’è modo di fare incontrare legalmente domanda e offerta. Ripercorre alcune tappe storiche, come la rivolta di Rosarno in cui per la prima volta i migranti hanno fatto sentire la loro voce. La vecchia legge contro il caporalato era del tutto inefficace, mentre la nuova legge contiene delle novità positive, come la responsabilità penale del datore di lavoro. Lo sfruttamento non è solo un problema del Sud. In Toscana non ci sono i ghetti, ma da indagini giudiziarie emergono situazioni di sfruttamento nella viticoltura nel Chianti fiorentino e senese; una recente inchiesta riguarda un Centro di Accoglienza a Prato. Sono spesso forme mascherate, dove società “contoterziste” o cooperative sociali, formalmente legali, hanno funzioni analoghe ai caporali.

Anche Borromeo sottolinea la presenza di queste aziende e la pratica abituale di dichiarare meno ore di quelle lavorate (quindi con un salario inferiore per il lavoratore). Le norme di sicurezza non sono rispettate e spesso le condizioni igieniche e abitative degli stranieri sono precarie. Il percorso legale della vertenza difficilmente è portato fino in fondo, il lavoratore ha paura di perdere il posto. È significativo che nel senese solo due aziende agricole abbiano accettato la proposta sindacale di un “accordo per le buone pratiche” per rafforzare le normative di sicurezza e tutela.

Cosa si può fare allora per combattere lo sfruttamento, si chiede Oliveri? In prospettiva il problema è politico: difficile risolverlo senza cambiare le leggi sull’immigrazione, che favoriscono l’illegalità. Nel frattempo occorre informare e sindacalizzare più possibile i lavoratori. Parallelamente, bisogna sensibilizzare l’opinione pubblica e i consumatori, con campagne molto dure nei confronti della GDO e costruzione di alleanze tra produttori e consumatori per promuovere prodotti eticamente sostenibili.

Ricordiamo che Officina Solidale e i gas di Siena hanno fatto diversi ordini e continueranno a sostenere le associazioni nella prossima stagione di raccolta; le conserve Sfruttazero e Funky Tomato si possono acquistare a Siena presso Mondo Mangione.