GAS

 

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Se vuoi crearne uno nuovo, qui di seguito trovi qualche linea guida. Puoi anche contattarci all’indirizzo officinasolidale2015@gmail.com ci farà piacere accompagnarti in questa nuova avventura.

COS’E’ UN GAS?

Quando un gruppo di persone decide di incontrarsi per riflettere sui propri consumi e per acquistare prodotti di uso comune, utilizzando come criterio guida il concetto di giustizia e solidarietà, dà vita a un GAS: Gruppo di Acquisto Solidale.

Finalità di un GAS è provvedere all’acquisto di beni e servizi cercando di realizzare una concezione più umana dell’economia, più vicina alle esigenze reali dell’uomo e dell’ambiente, formulando un’etica del consumare in modo critico che unisce le persone, che mette in comune tempo e risorse, che porta alla condivisione e alla conoscenza.

Essere un GAS perciò non vuole dire soltanto risparmiare acquistando in grandi quantitativi, ma soprattutto chiedersi che cosa c’è dietro a un determinato bene di consumo: rispetto delle risorse naturali e delle persone che le hanno trasformate; quanto del costo finale serve a pagare il lavoro e quanto invece la pubblicità e la distribuzione; qual è l’impatto sull’ambiente in termini di inquinamento, imballaggio, trasporto…Per costituire un GAS o per entrare a farne parte non bisogna essere dei “duri e puri” ma prendere coscienza della necessità di cambiare nel piccolo e voler riflettere sull’approccio da avere quando si fa la spesa.

MOTIVAZIONI E LINEE GUIDA

  1. SVILUPPARE E METTERE IN PRATICA IL CONSUMO CRITICO – Inteso come atteggiamento critico dei consumatori, che non subiscono i messaggi pubblicitari ma valutano e scelgono i prodotti in base a criteri stabiliti da loro stessi e non imposti dal mercato.
  2. SVILUPPARE E CREARE SOLIDARIETA’ E CONSAPEVOLEZZA – E’ una solidarietà lata che si estende, a partire dai membri del gruppo stesso, ai piccoli produttori che forniscono i prodotti biologici, fino a comprendere, nel rispetto dell’ambiente, i popoli del Sud del mondo, e tutti coloro che, a causa dello spreco e della ingiusta ripartizione delle ricchezze, subiscono le conseguenze inique di questo modello di sviluppo.
  3. SOCIALIZZARE – Vale a dire il bisogno e il desiderio di condividere con altri le proprie idee, posizioni, decisioni.
  4. L’UNIONE FA LA FORZA – L’acquisto da piccoli produttori, possibilmente locali, consente di evitare l’intermediazione a fini speculativi, in modo da realizzare un vantaggio economico, sia per il produttore che per il consumatore. Lo scambio attivo di idee ed informazioni tra consumatori del GAS e produttori è un aspetto che può portare a risultati innovativi. La riduzione del prezzo di acquisto dei prodotti etici e biologici aumenta gli sbocchi di mercato di questi prodotti e consente di far accostare al consumo critico un pubblico vasto. I prodotti locali spesso si accompagnano a colture e culture tradizionali della propria zona che rischiano di scomparire sotto le spinte di uniformità del mercato globale. Mangiare prodotti tradizionali è un modo per allungare la loro vita e proteggere la biodiversità, oltre che conservare un mondo di sapori, ricette e tradizioni.

Un po’ di storia…

La data di nascita ufficiale del primo gruppo di acquisto è il 1994, ma il seme da cui è germogliato era stato gettato il 19 settembre 1993, in occasione del convegno organizzato all’Arena dai Beati Costruttori di Pace. Fu in quell’occasione che il titolo dell’incontro “Quando l’economia uccide… bisogna cambiare” suggerì ad un gruppo di famiglie di Fidenza, in provincia di Parma, l’idea che il cambiamento poteva essere concretamente realizzato nella loro quotidianità utilizzando come criterio guida dei propri consumi i concetti di giustizia e solidarietà.

A partire da quella intuizione le famiglie decisero di mettere a disposizione un po’ del loro tempo libero per andare a conoscere alcuni agricoltori biologici del loro territorio, e di acquistare direttamente da loro i prodotti che sarebbero poi stati distribuiti all’interno del gruppo. L’idea si rivelò valida e contagiosa, portando dopo pochi mesi alla nascita di esperienze simili a Reggio Emilia e a Piacenza, e al successivo moltiplicarsi di gruppi in tutto il nord Italia.

Nel 1997 nasce la Rete nazionale dei gruppi d’acquisto, allo scopo di collegare tra loro i diversi gruppi, scambiare informazioni sui prodotti e sui produttori, e diffondere l’idea dei gruppi d’acquisto. E il lavoro di diffusione funziona, dato che dieci anni più tardi sono poco meno di 400 i GAS ufficialmente iscritti alla rete, e sono stimati in almeno altrettanti quelli che hanno scelto di andare per conto proprio, per un numero complessivo di persone coinvolte stimabile sulle 100.000 unità.

…e di numeri

La moltiplicazione spontanea dei GAS fa sì che sia difficile sapere esattamente quanti sono. Hanno una densità territoriale variabilissima (da 8, in Sardegna e 15, in Sicilia, fino a 195, in Lombardia).

La loro rete nazionale di collegamento ne conta 979 (circa 200.000 persone), ma stima che ce ne sia il doppio, non solo perché molti non si sono ancora presi la briga di segnalarsi, ma anche perché a volte il censimento registra solo la coordinazione locale di più GAS contigui (così, per esempio, La retina comprende une ventina di GAS, mentre GasBo raggruppa 5 GAS di quartiere della città).

Quanto al peso economico di questa forma d’economia (benché non sia l’aspetto principale), una ricerca universitaria pubblicata su Agriregionieuropa anno 7 n°27, Dic 2011, p. 80, stima che ciascuno dei 90 GAS conosciuti di Roma, avrebbe un fatturato annuo di 33.600 €, cioè un flusso globale di 3.000.000 €/anno, derivati dalla grande distribuzione e iniettati nei circuiti di questa «economia orizzontale».

Un altro studio, sulla provincia di Bergamo, stima che, rivolgendosi al sistema alternativo di «piccola distribuzione», i 60 GAS locali danno un contributo all’agricoltura contadina rispettosa dell’ambiente pari a 5.000.000 €/anno.

Da parte sua, la struttura nazionale di coordinamento dei GAS valuta la spesa famigliare media, in un GAS, a 2000 €/anno e stima che il fatturato dei GAS locali supera, globalmente, i 90.000.000 €/anno.

Qual che sia il valore di questi numeri, resta che, dall’inizio degli anni ’90, si osserva, in Italia, un’esplosione d’iniziative che cercano di ricostituire il rapporto diretto produttore-consumatore… che secondo il rapporto Agri2000 della Coldiretti, dal 2001 al 2009, il numero di aziende agricole che fanno vendita diretta è cresciuto del 64% e che, in questa percentuale, i GAS occupano, senza dubbio, un posto importante, dato che il più anziano di loro ha solo vent’anni.