Conoscenza Equosud

Agosto 2015 – Abbiamo cominciato a instaurare rapporti con l’associazione Equosud di Reggio Calabria: tre soci di Officina Solidale sono stati in Calabria quest’estate in seguito a un invito per conoscere più da vicino quel territorio. Ecco il resoconto del viaggio.

E dopo l’orto…la Calabria. Un passo da giganti che ha valso davvero la pena. Un esiguo gruppo di 3 persone ha accettato l’invito di Mimmo di Equosud ad un incontro all’agriturismo di zio Nino, a costo zero, per parlare della realtà calabrese e valutare la possibilità di mettere insieme proposte e collaborazioni. Anche se Officina Solidale ha messo in rete l’invito di Equosud forse, molti, non hanno percepito la verità e la bellezza dell’iniziativa e forse, altrettanti, hanno sorvolato sulla perentorietà delle parole finali “chi non verrà perderà molto”. Ecco, credeteci!…avete perso moltissimo.

Immersi, appena arrivati, nel bel mare azzurro di Bagnara, nella costa Viola, dirimpetto alla terra sicula e al suo imperioso vulcano, l’atmosfera calabrese ci ha subito circondati e, curiosi e incoscienti, ci siamo abbandonati ai canti delle sirene che d’antica memoria spadroneggiano nello stretto di Messina, fra Scilla e Cariddi, e che a turisti sprovveduti e poco omerici come noi, rivelano ben altre verità di quelle che Ulisse non volle ascoltare. Raccontano la storia recente della Calabria e dell’Italia tutta, delle sue nefandezze e grossolanità, di progetti faraonici e distruttivi che avrebbero privato questo pezzo di territorio non solo della bellezza visiva che riempie gli occhi e la mente, ma anche di quel respiro di vento che là si forma e dà sollievo e beneficio a tutta la regione, facendola quel paradiso di agrumi e frutti quale è e, soprattutto, la terra della Bella Donna, l’arancia per eccellenza. Solo il carattere indomito dei suoi abitanti e la caparbietà proverbiale che li caratterizza, hanno alimentato una resistenza tale, che ha fatto crollare come un castello di carta quel ponte immaginifico che bene avrebbe alimentato la fantasia dei piccoli, lasciando ai grandi, a memoria imperitura, due piloni, al di qua e al di là dello stretto, a monito per alcuni a scherno per altri, della pericolosità e stupidità di chi pensa che le sorti progressive sono sempre magnifiche.

Ci racconta tutto e nei dettagli Mimmo, che per il tempo del nostro soggiorno, ci seguirà e ci diletterà senza sosta, con quella predisposizione di animo e di generosità che ormai solo pochi eletti possiedono. E fatta non solo di cose serie e spiacevoli! L’incontro per esempio con Sottozero, gelateria storica di Reggio Calabria, e l’abbuffamento su granite, briosce con gelato e panna a volontà, è stata la sottolineatura di tutti i nostri inizi di giornata, un rito immediatamente condiviso da ognuno di noi che, appena aperti gli occhi, ci ha portati come automi brancolanti al luogo eletto a felicità. Non mi dilungherò sulle tipologie di questa, fatta di fichi, mandorle, pistacchi, more e altro, ma voglio sappiate che sono armi pericolosissime perché fanno dimenticare il peggior presente e ridanno il sorriso. Altro che droga!

La visita successiva è stata la casa di Mimmo, dove abbiamo dormito comodamente e serenamente dopo una cena hollywoodiana al ristorante di Gianni, il fratello, a base unica di pesce, tanto e fresco, e di buon vino locale, brindando così ad un inizio di vacanza che ha già il sapore di essere speciale.

Poi l’incontro con il laboratorio del tessuto, un grande magazzino sotto casa di Mimmo, che dopo la precoce scomparsa della moglie Caterina, nonchè insostituibile ideatrice e coordinatrice della relativa cooperativa, ha cessato (speriamo provvisoriamente) la sua attività che dava lavoro a ben 12 donne, un lavoro giustamente retribuito e umanamente dignitoso. Il silenzio delle tante macchine da cucire, gli scaffali zeppi di tessuti colorati, gli scatoloni abbandonati a se stessi, oggetti in disordine qua e là come in attesa di uno sguardo consolatorio, contrasta amaramente con i racconti di Mimmo del tempo che fu, quando tutto procedeva bene e dal laboratorio uscivano capi di abbigliamento, borse, magliette, etichette ecc. che alimentavano un mercato interno purchè sano (e molti sono stati i rifiuti per richieste maleodoranti) e mercati solidali vari, sparsi per tutta Italia. Eppure, basterebbe poco per ridare a tutto questo ambiente la sua originaria bellezza.

E poi la conoscenza di Beppe e il suo agriturismo, un posto magnifico, ben ristrutturato e ben curato, dirimpetto al paese di San Carlo e separato da questo da una gigantesca fiumara, cioè a dire il letto di un imponente fiume, in questo caso l’Amendolea, che a vederlo al presente è un immenso tratto ciottoloso e sconnesso, comunque piacevole da camminare per ciò che lo circonda e per la sua brezza leggera e fresca, ma che nell’inverno, recupera intera la sua identità e dignità e di rincorsa dall’Aspromonte dove si forma, dopo capitomboli di belle cascate e km di rumorose discese, impetuoso e frettoloso raggiunge lo Jonio nei pressi di Condofuri, poco distante dall’agriturismo. Grazie a questo concentrato di doni naturali, la valle amendolea è verde e rigogliosa e solo qui poteva proliferare indisturbato l’albero del bergamotto che, per chi non lo conoscesse, è un agrume simile all’arancia (tanto che per alcuni botanici è considerato una sua derivazione e per i meno esperti una gatta da pelare tanto è difficile la distinzione ;-)), ma più consistente e soprattutto fa bene al cuore, consente di tenere sotto controllo il colesterolo alto, è un disinfettante naturale e aiuta le vie respiratorie….insomma un toccasana ormai riconosciuto su cui si punta molto l’attenzione. In questo paradiso terrestre, insieme a cani, cuccioli, capre, asino, pappagallo, gatti (anche tante zanzare ahinoi!) abbiamo passato dei giorni di assoluta serenità e di assoluta solitudine perché il posto che ha conosciuto negli anni passati tanti visitatori, quest’anno è rimasto chiuso all’esterno, per la difficoltà di approdo, essendo l’unica strada percorribile distrutta dalle frane dell’inverno passato e dalla forza dirompente dell’Amendolea.

La parola che ha permeato questa esperienza è forte: resistenza! declinata a vari livelli ma univoca nell’indicare il fulcro della sua sostanza che è la salvaguardia del territorio, l’autodeterminazione dei suoi cittadini e cittadine, la concretezza delle lotte a difesa di diritti contro gli abusi dei grandi profittatori politici e industriali, la libertà di pretendere il meglio per sé e per le future generazioni. Cornice ideale che raggruppa le vittorie dei tanti movimenti nati contro il Ponte di Messina, cui ho già detto, contro il raddoppio dell’inceneritore di Gioia Tauro, un megaimpianto che la famigerata multinazionale Veolia avrebbe ben costruito incurante del megadisastro che il territorio avrebbe mal sopportato, contro la riproposizione di una centrale a carbone, progetto anacronistico del peggior pensiero neoliberista, per non parlare delle antiche lotte quotidiane contro le varie mafie del luogo, insomma un coacervo di problemi e pericoli che hanno fatto scattare un orgoglioso moto di resistenza calabra forgiando una comunità che “crede che un nuovo modello di sviluppo sia necessario, senza guerre e sfruttamento, centrali che producono veleni, ponti che uniscono deserti e treni vuoti ultraveloci”. Che è poi il credo di tutti coloro che pensano ad un modo sano e rispettoso di vivere, quindi di produrre, di consumare, di salvaguardare e che ben si collega con i principi per cui è nata la nostra associazione.

E mentre il crepuscolo ammorbidisce i contorni e i pensieri, nell’ora in cui tutto sembra attutirsi e avvicinarsi, cosìcche le luci di Messina che pian piano si accendono sembrano a un passo da noi, è bello immaginare ponti che uniscono popoli e culture, nord e sud, toscana e calabria e ancor più bello immaginare che su questi ponti possano scorrere e scambiarsi idee, progetti, energie. La sera è scesa, qui a Reggio Calabria, le stelle ne sono testimoni, un ultimo saluto, domani risaliremo la penisola pieni di pomodoro, formaggio e nduia, senza dimenticare il grosso carico interiore da trasportare con maggior accuratezza e responsabilità per renderlo intatto a chi vorrà condividerlo. Come direbbe Mimmo “Resistere camminando”.